Ricordate quando verso Pasqua ci dicevamo “fa un po’ caldo per essere Pasqua”?
A Milano la prima ondata di calore del 2026 è iniziata il 3 aprile, con massime di 26,7 °C. Lo stesso anno conta sei ondate – o dieci a seconda della definizione: batte quasi tutti i record e ha avuto 34 notti sopra i 25 °C, contro una media di mezza notte all’anno nel 1971–2000. Nel clima di metà secolo un’estate come questa non diventa normale: diventa un’estate calda che torna più o meno una volta ogni quattro o cinque anni.
Fra il 3 e l’11 aprile la temperatura massima registrata nella stazione meteo di Milano Brera è rimasta per nove giorni di fila sopra il valore che, in quel periodo dell’anno, veniva superato un giorno su dieci nel trentennio 1971–2000. Per gli indici climatici internazionali è un’ondata di calore a tutti gli effetti, anche se nessuno, a 26 °C, l’avrebbe chiamata così. Poi sono arrivate le altre cinque, da fine maggio a inizio settembre, e lì la parola non ha avuto bisogno di spiegazioni.
La domanda
Quando un piano, una valutazione di rischio o un bollettino parlano di “ondate di calore”, danno per scontato che il termine indichi una cosa sola. Le definizioni più usate, invece, contano giorni sopra soglie diverse, con durate minime diverse. La domanda è doppia: quanto cambia il racconto di uno stesso anno passando da una definizione all’altra, e dove si colloca quell’anno nel clima in cui ci troveremo fra venticinque anni.
Ho usato i dati della stazione ARPA Lombardia di Milano Brera, fino al 30 settembre 2026. Le soglie sono calcolate sul 1971–2000 e ogni anno è letto sullo stesso periodo di calendario del 2026, dal 1 gennaio al 30 settembre; le classifiche partono dal 1950.
Un’ondata di calore… ad aprile
L’indice più usato per contare le ondate di calore è il WSDI (Warm Spell Duration Index), uno degli indici standard dell’ETCCDI (Zhang et al., 2011): conta i giorni che stanno dentro sequenze di almeno sei giorni con la massima sopra il 90° percentile di quel giorno di calendario. La soglia, quindi, si muove con le stagioni: a Brera vale circa 11 °C a gennaio e quasi 34 °C fra la fine di luglio e l’inizio di agosto. È quello che rende l’indice confrontabile fra climi diversi, ed è anche quello che produce un’ondata di calore ad aprile.

Figura 1 — Temperatura massima giornaliera a Brera nel 2026 e soglia del 90° percentile del giorno: sei sequenze di almeno sei giorni sopra soglia, la prima ad aprile, le altre da fine maggio a inizio settembre.
Provenienza: Fonte ARPA Lombardia, Milano Brera · Periodo 1 gennaio – 30 settembre 2026, soglie 1971–2000 · Unità °C · Calcolo elaborazione propria
Nel 2026 il WSDI conta sei ondate per 89 giorni. Il primato precedente era di 56 giorni, nel 2024; la media 1971–2000 è di cinque giorni all’anno. Le ondate estive si sono succedute quasi senza interruzioni: dal 13 giugno al 19 luglio ci sono stati 37 giorni, e solo due sotto soglia.
L’ondata di aprile è il caso in cui la definizione statistica e il senso comune si separano.

Figura 2 — L’ondata del 3–11 aprile 2026: nove giorni con la massima sopra il 90° percentile del periodo, in media 7,5 °C sopra la massima tipica di quei giorni.
Provenienza: Fonte ARPA Lombardia, Milano Brera · Periodo marzo–aprile 2026, soglie 1971–2000 · Unità °C · Calcolo elaborazione propria
In quei nove giorni la massima media è stata di 24,1 °C, contro i 16,6 °C tipici di inizio aprile. Nessun rischio sanitario diretto, ma un’anomalia di sette gradi e mezzo durata più di una settimana: rilevante per la vegetazione, che ad aprile riprende l’attività, molto meno per chi gestisce un piano caldo.
Lo stesso anno, tre conteggi
Il Tx90p, dello stesso gruppo ETCCDI, conta tutti i giorni sopra il 90° percentile, consecutivi o no: si tratta di giorni “molto più caldi” del solito, per semplificare molto. Gli indici ET-SCI, nati dalla proposta di Perkins e Alexander (2013), chiedono almeno tre giorni consecutivi invece di sei.

Figura 3 — Lo stesso 2026 contato in tre modi: 128 giorni insolitamente caldi, 10 ondate di almeno tre giorni, 6 ondate di almeno sei giorni.
Provenienza: Fonte ARPA Lombardia, Milano Brera · Periodo 1 gennaio – 30 settembre 2026, soglie 1971–2000 · Unità giorni · Calcolo elaborazione propria
I giorni insolitamente caldi sono stati 128 su 273, quasi la metà, dove per costruzione ci si aspetterebbe uno su dieci. Ce n’è almeno uno in tutti e nove i mesi, quattordici solo a febbraio, e 39 non stanno dentro nessuna ondata WSDI. Con la definizione ET-SCI le ondate diventano dieci per 103 giorni, perché compaiono le sequenze brevi di metà aprile e di settembre.
Nessuno dei tre numeri è sbagliato. Il Tx90p dice quanto spesso ha fatto più caldo del solito, il WSDI quanto a lungo è durato il caldo persistente, l’ET-SCI separa le singole ondate anche quando sono brevi. Il problema nasce quando un documento scrive “il numero di ondate di calore” senza dire quale.
Record, ma non tutti
Gli indici ET-SCI separano le dimensioni di un’ondata: quante sono, quanto durano, quanto sono intense. Il calore cumulato le riassume in un solo numero, sommando i gradi sopra soglia di tutti i giorni in ondata (Perkins-Kirkpatrick e Lewis, 2020).

Figura 4 — Posizione in classifica dal 1950 dei quindici anni con più calore cumulato, indicatore per indicatore: il 2026 è primo per durata e calore cumulato, ma non per intensità né per numero di ondate.
Provenienza: Fonte ARPA Lombardia, Milano Brera · Periodo 1950–2026, finestra 1 gennaio – 30 settembre, soglie 1971–2000 · Unità posizione in classifica · Calcolo elaborazione propria
Il 2026 è primo per giorni in ondata, per durata dell’ondata più lunga (19 giorni, contro i 15 del 1961) e soprattutto per calore cumulato: 289 °C·giorno, quasi il doppio del primato precedente, 164 nel 2012, e dodici volte la media 1971–2000. Non è primo per intensità: l’eccesso medio sopra soglia, 2,8 °C, è il terzo valore della serie, e la temperatura più alta raggiunta in un’ondata, 37,8 °C, è la quinta, dietro i 38,3 °C del 2003. Anche il numero di ondate, dieci, è solo il sesto: nel 2022 erano sedici, ma più corte.
Il 2026 è stato eccezionale per persistenza, molto meno per i picchi. La distinzione conta: un’estate di picchi mette sotto stress le reti e i servizi di emergenza nei giorni peggiori, un’estate persistente logora persone, edifici e vegetazione, che non hanno modo di recuperare fra un episodio e l’altro.
Le notti, dove la soglia dei 20 °C non distingue più
Accanto alle soglie relative esistono quelle assolute. La più nota è la notte tropicale, con la minima sopra i 20 °C. Nel 2026 a Brera le notti tropicali sono state 100, ma non è un record: nel 2022 erano 101. In centro a Milano la soglia dei 20 °C viene superata quasi tutte le notti d’estate, e non distingue più un’estate estrema da una calda. Il segnale si sposta un gradino più su.

Figura 5 — Notti con la minima sopra i 20 °C e sopra i 25 °C a Brera, 1970–2026: le prime sono stabili da vent’anni sui valori alti, le seconde nel 2026 superano di oltre metà il primato precedente.
Provenienza: Fonte ARPA Lombardia, Milano Brera · Periodo 1970–2026, finestra 1 gennaio – 30 settembre · Unità notti · Calcolo elaborazione propria
Le notti con la minima sopra i 25 °C sono state 34. Il primato precedente era di 21, nel 2015; la media 1971–2000 è di mezza notte all’anno. Fino al 2002 erano un evento isolato, dal 2003 ce n’è stata almeno una ogni anno, e nel 1970–2025 la loro frequenza è cresciuta in media di 2,2 volte ogni dieci anni.
Per lo stesso motivo non uso l’indicatore che combina giorno torrido e notte tropicale: a Brera, dal 1970, ogni giorno con la massima sopra i 35 °C ha avuto anche la minima sopra i 20 °C, e i due conteggi coincidono anno per anno. Nel 2026 quei giorni sono stati 32, anche questo un primato (il precedente era 14, nel 2015).
Quanto è rara un’estate così
Sulla sola estate meteorologica, da giugno ad agosto, la temperatura media del 2026 a Brera è stata di 28,2 °C, la più alta dal 1950, davanti al 2022 (27,6 °C) e al 2003 (27,4 °C). Le estati di Brera si sono scaldate di circa 0,4 °C ogni dieci anni dal 1950, isola di calore urbana compresa.
Per stimare quanto sia diventata frequente un’estate del genere ho usato l’approccio dei gruppi di attribuzione rapida (Philip et al., 2020): una distribuzione dei valori estremi che si sposta con la temperatura media globale, stimata sulle estati 1950–2025 senza il 2026.

Figura 6 — Ogni quanti anni ci si può aspettare un’estate calda almeno come il 2003, il 2022 e il 2026, nel clima del 1980 e in quello di oggi.
Provenienza: Fonte ARPA Lombardia, Milano Brera; NASA GISTEMP v4 · Periodo stima 1950–2025 · Unità anni · Calcolo elaborazione propria
Nel clima di oggi un’estate come il 2026 ha un tempo di ritorno di circa 21 anni (intervallo 10–73 anni). Nel clima del 1980 era fuori scala: il modello restituisce più di mille anni, che va letto come “praticamente impossibile”, non come un numero. Le estati del 2003 e del 2022, che allora sarebbero state eventi da una volta ogni cinque o seicento anni, oggi tornano una volta ogni sette o otto.
Il 2026 nel clima di metà secolo
Confrontare il 2026 con un singolo anno simulato non avrebbe senso, perché la variabilità da un anno all’altro è grande quanto il segnale. Ha senso chiedersi dove cadrebbe il 2026 fra le estati di metà secolo.
Per costruirle sono partito dalle temperature misurate a Brera nel 1985–2014. Sette modelli climatici CMIP6, regionalizzati dal CMCC (Fedele, Reder e Mercogliano, 2025), indicano di quanto cambieranno le temperature fra quel periodo e il 2041–2070 nello scenario a emissioni elevate SSP3-7.0. Ho aggiunto quel cambiamento alla serie osservata mese per mese, tenendo separati i giorni più caldi da quelli più freschi, perché i modelli non li scaldano allo stesso modo (Cannon, Sobie e Murdock, 2015). Dal modello arriva solo il cambiamento, e la serie conserva l’alternanza reale di giorni caldi e tregue da cui dipendono ondate e notti. Ne escono 210 stagioni, lette con le stesse soglie del 2026; in media le massime estive salgono di 3,0 °C e le minime di 3,3 °C.

Figura 7 — Il 2026 a confronto con le 30 stagioni osservate a Brera nel 1985–2014 e con le 210 costruite per il 2041–2070: è sopra tutte le prime e sopra quattro su cinque delle seconde.
Provenienza: Fonte ARPA Lombardia, Milano Brera; CMIP6 regionalizzato CMCC, 7 modelli · Scenario SSP3-7.0 · Periodo 1985–2014 e 2041–2070 · Unità °C, giorni, notti · Calcolo elaborazione propria
TABELLA 1
| Indicatore | 2026 | Mediana 1985–2014 | Mediana 2041–2070 | Stagioni 2041–2070 almeno come il 2026 |
|---|---|---|---|---|
| Temperatura media giugno–agosto | 28,2 °C | 24,1 °C | 27,3 °C | 22% (7–47%) |
| Giorni in ondata di calore (WSDI) | 89 | 7 | 56 | 16% (3–47%) |
| Calore cumulato nelle ondate | 289 °C·giorno | 33 °C·giorno | 212 °C·giorno | 29% (7–80%) |
| Notti sopra i 25 °C | 34 | 0,5 | 26,5 | 35% (17–73%) |
| Giorni sopra i 35 °C | 32 | 0 | 13 | 12% (0–30%) |
Fra parentesi l’intervallo fra il modello meno caldo e quello più caldo.
Provenienza: Fonte ARPA Lombardia, Milano Brera; CMIP6 regionalizzato CMCC, 7 modelli · Scenario SSP3-7.0 · Periodo 2041–2070 · Calcolo elaborazione propria
A metà secolo l’estate tipica avrebbe più o meno il WSDI che fino al 2025 era il primato della serie, 56 giorni, e più notti sopra i 25 °C di quante ne abbia mai avute un’estate prima del 2026. Il 2026 però resterebbe sopra la mediana per ogni indicatore. Una stagione con quella temperatura media tornerebbe circa una volta ogni quattro o cinque anni, una con altrettante notti sopra i 25 °C una volta ogni tre, una con altrettanti giorni sopra i 35 °C una volta ogni otto.
Il messaggio “l’estate 2026 sarà la normalità del 2050” i numeri non lo sostengono. Sostengono una cosa diversa e più utile per chi pianifica:
un’estate che oggi capita una volta ogni vent’anni diventerà una stagione che si ripete più volte in un trentennio, e va messa nel conto come ricorrente, non come eccezione.
L’incertezza è ampia, e lo dice la colonna fra parentesi: secondo il modello meno caldo un’estate così a metà secolo resterebbe rara, secondo il più caldo capiterebbe quasi un anno su due.
Un indice relativo misura quanto un periodo è insolito, non quanto pesa. Per decidere servono anche soglie assolute, e una soglia assoluta va scelta dove distingue ancora un anno dall’altro.
Cosa ne segue
Chi redige una valutazione del rischio climatico per la verifica DNSH, dove l’ondata di calore compare fra i pericoli dell’Appendice A del Regolamento delegato (UE) 2021/2139, o per il climate proofing delle infrastrutture secondo gli Orientamenti tecnici della Commissione (2021/C 373/01), deve dichiarare quale definizione di ondata usa: durata minima, soglia, periodo di riferimento. Sullo stesso anno la scelta fa passare da sei a dieci ondate e sposta i primati. Accanto all’indice relativo serve almeno un indicatore a soglia assoluta, scelto dove distingue ancora: a Milano, per le notti, 25 °C e non 20 °C.
Chi aggiorna un piano di adattamento locale nel quadro del Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici può usare il 2026 come stagione di prova per le misure contro il caldo, dai rifugi climatici agli orari dei servizi: non come caso estremo da cui difendersi una tantum, ma come la stagione che a metà secolo tornerà ogni pochi anni.
Chi organizza i servizi legati al piano caldo lavora su un calendario: il sistema nazionale di previsione e prevenzione degli effetti del caldo è stato attivo dal 25 maggio al 20 settembre 2026 (Circolare del Ministero della Salute del 21 maggio 2026, n. 3873). Nel 2026 la prima ondata con massime fino a 34,7 °C è iniziata il 21 maggio, e la prima ondata della stagione è quella che colpisce una popolazione non ancora acclimatata (Anderson e Bell, 2011). Dove è possibile, l’attivazione dei servizi locali va legata alle condizioni previste più che alla data.
Limiti
- Una sola stazione, in centro città. Le tendenze di Brera includono la crescita dell’isola di calore, oltre al riscaldamento regionale. Le classifiche valgono per Brera, non per la città o la pianura.
- La serie parte dal 1950. Prima la serie di Brera ha un salto di omogeneità sulle massime estive. I primati sono “dal 1950”, non “di sempre”.
- Il 2026 viene da dati orari, gli anni precedenti da estremi giornalieri. Le massime del 2026 risultano un po’ prudenti, le minime un po’ alte; il margine sul primato delle notti sopra i 25 °C (34 contro 21) è comunque ampio.
- I tempi di ritorno vengono da una sola serie. Il valore di 21 anni ha un intervallo largo, quello “oltre mille anni” indica un evento fuori dalla distribuzione, non una frequenza.
- Le proiezioni hanno tre semplificazioni. Sette modelli con una sola simulazione ciascuno sottostimano l’incertezza; l’isola di calore è assunta uguale a oggi; le stagioni future conservano la successione di giorni caldi e tregue del 1985–2014, e se a metà secolo le situazioni di blocco diventassero più persistenti gli indici di durata sarebbero sottostimati.
- Un solo scenario. SSP3-7.0 è a emissioni elevate; con uno scenario più basso le quote della tabella scenderebbero.
Fonti
Studi scientifici
Anderson G.B., Bell M.L. (2011), Heat Waves in the United States: Mortality Risk during Heat Waves and Effect Modification by Heat Wave Characteristics in 43 U.S. Communities, Environmental Health Perspectives 119(2), 210–218 — doi.org/10.1289/ehp.1002313
Cannon A.J., Sobie S.R., Murdock T.Q. (2015), Bias Correction of GCM Precipitation by Quantile Mapping: How Well Do Methods Preserve Changes in Quantiles and Extremes?, Journal of Climate 28(17), 6938–6959 — doi.org/10.1175/JCLI-D-14-00754.1
Fedele G., Reder A., Mercogliano P. (2025), Statistical Downscaling over Italy using EQM: CMIP6 Climate Projections for the 1985–2100 Period, Scientific Data 12, 910 — doi.org/10.1038/s41597-025-05270-8
Perkins S.E., Alexander L.V. (2013), On the Measurement of Heat Waves, Journal of Climate 26(13), 4500–4517 — doi.org/10.1175/JCLI-D-12-00383.1
Perkins-Kirkpatrick S.E., Lewis S.C. (2020), Increasing trends in regional heatwaves, Nature Communications 11, 3357 — doi.org/10.1038/s41467-020-16970-7
Philip S. et al. (2020), A protocol for probabilistic extreme event attribution analyses, Advances in Statistical Climatology, Meteorology and Oceanography 6, 177–203 — doi.org/10.5194/ascmo-6-177-2020
Zhang X. et al. (2011), Indices for monitoring changes in extremes based on daily temperature and precipitation data, WIREs Climate Change 2(6), 851–870 — doi.org/10.1002/wcc.147
Dati
Milano Brera, stazione 620 — ARPA Lombardia, serie giornaliera e dati orari di temperatura, scaricati il 10 ottobre 2026 — arpalombardia.it
CMIP6 regionalizzato sull’Italia (5 km) — CMCC, sette modelli, scenario SSP3-7.0 — dds.cmcc.it
GISTEMP v4 — NASA Goddard Institute for Space Studies, temperatura media globale — data.giss.nasa.gov/gistemp
Normativa
Regolamento delegato (UE) 2021/2139 della Commissione, 4 giugno 2021 — Criteri di vaglio tecnico della tassonomia, Appendice A — eur-lex.europa.eu
Comunicazione della Commissione 2021/C 373/01 — Orientamenti tecnici per infrastrutture a prova di clima nel periodo 2021–2027 — eur-lex.europa.eu
Decreto del Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica 21 dicembre 2023, n. 434 — Approvazione del Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici — mase.gov.it
Circolare del Ministero della Salute 21 maggio 2026, n. 3873 — Sistema operativo nazionale di previsione e prevenzione degli effetti del caldo sulla salute, attività 2026 — olympus.uniurb.it
Riferimenti metodologici e istituzionali
Elenco degli indici ETCCDI — Expert Team on Climate Change Detection and Indices — etccdi.pacificclimate.org
Indici ET-SCI e ClimPACT — Expert Team on Sector-specific Climate Indices, WMO — climpact-sci.org