In quanti modi si può capire un incendio

15 min di lettura

Fra la fine di giugno e il 21 agosto, nel Verbano-Cusio-Ossola e in Valsesia ho contato 1.040 ettari percorsi dal fuoco. Per i singoli incendi circolano altri numeri e non perché qualcuno sbagli: il perimetro rilevato a terra, la riflettanza satellitare e l’anomalia termica misurano tre grandezze diverse, e tutti e tre hanno limiti e distorsioni facilmente spiegabili. Proviamo a vedere qualche numero e strumento riferito ad un paio di incendi.

In questi mesi ho approfondito le situazioni in VCO e Valsesia perché sono i posti che frequento. Il 1° luglio si accende il versante sopra Premosello-Chiovenda e poi seguono diversi incendi in Valsesia (Cravagliana, Boccioleto, la Res di Varallo…).
Ma il 3 agosto, poco più di un chilometro oltre il confine meridionale dell’area che stavo osservando, si accende il Monte Barone, e il fumo entra in Valsesia.

Tra i tanti, ho iniziato a seguire, con strumenti diversi, questi due: non li ho misurati con lo stesso strumento. Premosello l’ho letto con il satellite ottico, il Monte Barone con i sensori termici e con le tracce di volo dei Canadair. Volevo “sperimentare” cosa si può ottenere con i dati liberi: ogni strumento risponde a una domanda diversa.

Figura 1 — La provincia del Verbano-Cusio-Ossola e i comuni valsesiani del Vercellese, il territorio su cui sono calcolate le serie di questo articolo. Provenienza: Fonte ISTAT, Limiti delle unità amministrative a fini statistici · Sfondo GSHHG e WDBII

L’assunzione che ho approfondito per prima è quella che regge la sorveglianza e la pianificazione antincendio in Piemonte: qui il bosco brucia d’inverno e in primavera, non d’estate. È un’assunzione ragionevole, e i dati storici la confermano.

Dati e metodo

Il territorio di indagine prevalente è la provincia del Verbano-Cusio-Ossola, tutti i suoi 74 comuni, più i 27 comuni valsesiani della provincia di Vercelli: 3.063 km², confini ISTAT al 1° gennaio 2026.

La serie storica viene dalla banca dati degli incendi boschivi della Regione Piemonte, ritagliata su quel perimetro. Copre il 1997–2025: il 2026 non c’è ancora, ed è precisamente il motivo per cui gli eventi di quest’estate li ho dovuti misurare da solo invece di leggerli.

Le condizioni precursorie vengono da ERA5 attraverso Open-Meteo, sulla media di tre punti del VCO — Verbania, Domodossola, Formazza — confrontate con il trentennio 1991–2020. La superficie percorsa dal fuoco viene da Sentinel-2 con l’indice RBR (Relativized Burn Ratio). Le rilevazioni termiche vengono dal prodotto VIIRS a 375 m di NASA FIRMS. La risposta aerea viene dalle tracce ADS-B pubbliche dei Canadair CL-415. La maschera del bosco viene dalla Carta Forestale della Regione Piemonte.

Ventinove anni: il fuoco è di primavera

Nel territorio considerato, fra il 1997 e il 2025, la banca dati regionale registra 671 incendi e 11.373 ettari percorsi. La primavera concentra il 47,8% degli eventi e il 68,7% della superficie. In totale, primavera ed inverno coprono praticamente il 90% della superficie totale bruciata.

L’estate si ferma al 16,7% degli eventi e al 6,8% della superficie: 775 ettari in ventinove anni, meno di 27 all’anno. C’è una sola estate fuori scala in tutta la serie, il 2003, con 37 eventi. Tutte le altre stanno fra zero e quattordici. E l’estate 2026 – secondo i primi comunicati – ha superato la somma di tutte le precedenti estati!

Figura 2 — In ventinove anni la primavera concentra il 68,7% della superficie percorsa dal fuoco e l’estate il 6,8%. Il 2003 è l’unico anno in cui la stagione estiva esce dalla norma. Provenienza: Fonte banca dati incendi boschivi, Regione Piemonte – Geoportale · Periodo 1997–2025 · Unità numero di incendi ed ettari

Il regime è quello classico delle Alpi occidentali: si brucia quando la vegetazione è ferma e il föhn asciuga la lettiera, non quando il bosco è in piena attività vegetativa. È su questo che la macchina della prevenzione è tarata, ed è ragionevole che lo sia — finché non arriva un anno che cade nella parte del calendario che la serie dichiara tranquilla.


Tre strumenti, tre numeri

Su tutto il territorio della provincia del VCO e della Valsesia, fra il 26 giugno e il 21 agosto, il RBR misura circa 1.040,4 ettari di superficie percorsa dal fuoco, di cui 769,4 in bosco, il 74,0%. Il 73,2% di quella superficie è confermato da rilevazioni termiche indipendenti.

Lo stesso indice non dice solo se la vegetazione è cambiata: dice anche quanto, e su questa base assegna a ogni pixel una classe di severità. È qui che arriva il dato meno atteso. Trentatré ettari sui 1.040 non ricevono nessuna classe e li tengo fuori dal conto, per la ragione che spiego nei limiti; sui 1.006,7 restanti il 53,7% ha bruciato a severità bassa, il 43,1% a severità media e solo il 3,2% a severità alta.

Quasi tutto è passato radente: il bosco, in gran parte, non è morto. È una cosa che dal colore dell’immagine satellitare non si vede, e che il numero degli ettari da solo non dice.

StrumentoChe grandezza restituisceChe cosa gli sfuggeVerso dell’errore
Perimetro rilevato a terra — la cifra che viene comunicatail perimetro esterno dell’area percorsa: una linea di contornoniente, ma una linea chiusa include tutto ciò che le sta dentro, comprese le isole non bruciateper eccesso rispetto alla superficie effettivamente bruciata
Sentinel-2, indice RBRla superficie in cui la vegetazione è cambiata fra un prima e un dopole isole interne non bruciate, i fronti radenti sotto chioma chiusa, le porzioni coperte da nuvola nel compositoper difetto
VIIRS 375 mla potenza radiativa emessa nell’istante del passaggio del satellitetutto ciò che è sotto nuvola o fumo in quell’istante, e tutto il fuoco fra un passaggio e l’altronei due sensi: per eccesso sul fuoco sparso, per difetto sotto chioma chiusa
Tracce ADS-B dei CL-415quando e quanto si è intervenuto dall’aria, non quanto ha bruciatogli sganci non registrati in valle stretta, gli elicotteri e gli altri velivoliper difetto

Tabella 1 – Provenienza: Fonte elaborazione propria su NASA FIRMS, Copernicus Sentinel-2 e adsb.lol · Unità ettari, megaWatt, passaggi

La tabella non porta i numeri dei due casi affiancati, e non è una dimenticanza: metterli in tre colonne suggerirebbe che siano tre stime della stessa cosa con precisione diversa. Non lo sono.

Un incendio non ha una superficie: ne ha tante quante sono le grandezze che si sceglie di misurare, e ognuna sbaglia in una direzione che si può dichiarare.


Che cosa c’era prima dell’innesco di Premosello

Le condizioni del versante di Premosello nei mesi precedenti non erano quelle di una settimana secca. La riserva idrica del suolo era fra le più basse del trentennio di riferimento già a gennaio, e ci è rimasta per tutta la primavera e tutta l’estate. Il deficit di precipitazione a novanta giorni entra in campo rosso a maggio e non ne esce più.

Di seguito ho provato a elaborare un po’ di indicatori, di vario genere, che aiutano a capire il “contesto” che ha preparato l’innesco.

Figura 3 — Prima dell’innesco l’umidità del suolo era fra le più basse del trentennio di riferimento già a gennaio, e non solo nelle settimane precedenti. Ogni cella è il percentile del giorno rispetto al 1991–2020, orientato al pericolo. Provenienza: Fonte ERA5 via Open-Meteo

Premosello visto dall’ottico

Il modo più immediato di capire un incendio è guardarlo prima e dopo. Sentinel-2 passa ogni cinque giorni e restituisce un’immagine in colore naturale: il bruciato si riconosce a occhio, senza nessuna elaborazione.

Figura 4 — La stessa inquadratura a poco più di un mese di distanza. L’area percorsa dal fuoco si riconosce a occhio nudo. Provenienza: Fonte Copernicus Sentinel-2 L2A, colore naturale · Periodo 22 giugno e 24 luglio 2026

Riconoscerlo a occhio però non è misurarlo. Per ottenere una superficie serve un indice: il RBR confronta la riflettanza nell’infrarosso prima e dopo, normalizzata sullo stato iniziale della vegetazione, e restituisce quanto è cambiata la copertura in ogni pixel da 20 m. Sopra una determinata soglia si dichiara l’area come percorso dal fuoco.

Figura 5 — La superficie percorsa dal fuoco misurata sul cambiamento di riflettanza. I vuoti dentro l’area rossa sono isole non bruciate: è la ragione per cui questa grandezza e il perimetro rilevato a terra non possono coincidere. Provenienza: Fonte Sentinel-2 L2A, indice RBR · Periodo 26 giugno – 21 agosto 2026 · Base cartografica OpenTopoMap, su dati OpenStreetMap e SRTM

Ed è qui che compare la cosa interessante. Dentro l’area rossa ci sono vuoti: lingue e chiazze che non risulta che il fuoco abbia toccato, alcune di pochi ettari. Un perimetro tracciato a terra è una linea di contorno, e quei vuoti se li tiene dentro; questa misura li scarta uno per uno. I due numeri restano diversi anche se entrambe le misure sono perfette, perché non contano la stessa cosa.


Monte Barone, visto dal termico

Il Monte Barone è il caso opposto a Premosello: un fronte lungo, che non si spegne, in una valle stretta. Lì il satellite ottico serve a poco — fra il 4 e il 19 agosto le immagini utili sono state pochissime, fra fumo e nuvole — mentre i sensori termici registrano l’incendio a ogni passaggio, giorno e notte.

Nei ventiquattro giorni analizzati il prodotto VIIRS restituisce 694 rilevazioni su 92 passaggi satellitari, distribuite su sedici giorni. La potenza radiativa massima registrata su un singolo passaggio è di 262,4 MW, contro i 118,1 MW di Premosello.

Figura 6 — I passaggi di sgancio inseguono l’intensità del fronte con circa un giorno di ritardo. Le fasce grigie non sono giorni senza fuoco: sono giorni senza dato. Provenienza: Fonte NASA FIRMS VIIRS 375 m e tracce ADS-B adsb.lol · Periodo 30 luglio – 22 agosto 2026 · Unità passaggi al giorno e MW

Sommare le rilevazioni termiche non dà una superficie. Quello che si può costruire è un’impronta: l’insieme delle celle da 375 m che si sono accese almeno una volta. Una cella vale 14 ettari e si accende tutta anche per un focolaio di pochi metri, quindi l’impronta sovrastima il fuoco sparso; sotto una chioma chiusa, al contrario, il segnale termico si attenua fino a sparire e l’impronta sottostima. Per il Monte Barone l’impronta arriva a 1.955 ettari, che è un proxy di estensione e non una superficie percorsa.

Figura 7 — In rosso le rilevazioni nuove di ogni giorno, in grigio quelle già registrate. Dall’8 agosto il fronte si sposta a nord, e dopo il 16 si esaurisce. Provenienza: Fonte NASA FIRMS VIIRS 375 m · Periodo 4–19 agosto 2026 · Unità rilevazioni

Il conto della risposta aerea

Le tracce ADS-B dei Canadair sono pubbliche, e permettono di misurare una cosa che di solito si racconta soltanto: quanto si è volato su un incendio. Riconoscendo come sgancio ogni discesa a bassa quota sul fronte seguita da risalita immediata, sul Monte Barone si contano 163 passaggi di sgancio distribuiti su 53 missioni e nove velivoli distinti.

E qui succede una cosa che vale la pena di far vedere, perché è lo stesso problema del capitolo precedente applicato a una grandezza diversa. Il tempo trascorso sopra l’area dell’incendio è di 13,8 ore. La durata complessiva delle tracce di missione — che comprende trasferimenti dalla base, imbarchi d’acqua e attese — è di 104,1 ore. Le due misure differiscono di 7,5 volte, e sono entrambe corrette: dipendono da dove si mette il confine dell’ora di volo.

E la tariffa non aiuta a chiudere il conto, perché non è una sola nemmeno nelle dichiarazioni ufficiali. Nel 2021, correggendo le cifre uscite sulla stampa a proposito della flotta di Stato, il Dipartimento dei Vigili del fuoco indicò un costo di 12.850 € l’ora per le ore comprese nel contratto di gestione e di circa 2.300 € l’ora per quelle eccedenti il monte annuale previsto (Panorama, 11 agosto 2021). Sono due tariffe entrambe legittime, e quale si applichi a un giorno preciso dipende da quante ore la flotta avesse già volato da inizio anno: un’informazione che non ho verificato.

Le combinazioni possibili sono quattro, e nessuna è arbitraria. Le stesse 163 discese sul Monte Barone valgono fra 32.000 e 1,3 milioni di euro: trentaduemila prendendo le ore sull’area alla tariffa per le ore eccedenti, un milione e trecentomila prendendo le ore di traccia alla tariffa contrattuale. Non è un margine di incertezza sulla misura – le ore le ho contate – è la distanza fra quattro convenzioni tutte difendibili. Chi cita un costo senza dire quale coppia ha scelto non sta stimando: sta scegliendo. Ma comunque, queste cifre sono parziali perchè non contengono tutti gli altri costi, anche umani, dell’incendio. Non sono un esperto di questioni economiche, ma ad occhio direi che la prevenzione potrebbe costrare molto meno!


Cosa ne segue

Non so dire se l’estate 2026 sia stata un’anomalia o l’inizio di un altro regime. Ventinove anni di serie e due estati anomale non bastano, e chi lo afferma in un senso o nell’altro sta scrivendo qualcosa che non è ancora attribuibille con certezza.

So dire che le condizioni osservate non sono quelle su cui la gestione è tarata. Un suolo “fuori banda” da gennaio, fronti che restano attivi dodici e sedici giorni, un satellite che per giorni non riesce a vedere sotto il fumo: sono situazioni che la stagionalità storica non prevede, e che si sono presentate comunque.

E so dire quanto è costato tenerle sotto controllo. Fra il 1° maggio e il 12 agosto in Piemonte sono intervenute oltre 4.000 squadre dei Vigili del fuoco, più del triplo dell’anno precedente e il doppio del picco del 2022, per quasi 10.000 ore di intervento e oltre 12.000 uomini impiegati; il Verbano-Cusio-Ossola è la seconda provincia della regione per numero di squadre, 783 (Malanetto, La Stampa, 17 agosto 2026). A Premosello è stata evacuata la frazione di Colloro, sul Monte Barone un rifugio, e in più punti sono stati posizionati presidi fissi a protezione degli abitati.

Uno sforzo di quella misura, ripetuto, non è una linea di bilancio straordinaria: è un costo ricorrente. È su questo che la gestione forestale andrebbe ripensata – non (solo) perché il clima sia cambiato, affermazione che questo articolo da solo non dimostra, ma perché le condizioni che si sono verificate esistono, si sono misurate, e il sistema che le ha affrontate ha dovuto moltiplicare le proprie risorse per farlo.


Nota metodologica

Serie storica. Banca dati degli incendi boschivi della Regione Piemonte, eventi dal 1997 al 2025, con coordinate in UTM 32N. Il filtro spaziale seleziona gli eventi il cui punto di innesco ricade nei 101 comuni del territorio definito sopra. Le stagioni sono quelle meteorologiche e dicembre conta come inverno dell’anno successivo. Lo stesso calcolo, ripetuto su un poligono più largo disegnato a mano, restituisce 703 eventi invece di 671: i 32 di differenza stanno tutti nella fascia di margine e nessuno di essi è estivo, quindi la ripartizione stagionale non dipende dalla scelta del confine.

Condizioni precursorie. ERA5 attraverso l’API di archivio di Open-Meteo, media di tre punti (Verbania, Domodossola, Formazza), climatologia 1991–2020 con finestra mobile di sette giorni attorno al giorno dell’anno. Ogni indicatore è espresso come percentile rispetto a quella climatologia e orientato al pericolo, così che il rosso significhi sempre “più critico del normale”. Il Fire Weather Index è calcolato secondo il sistema canadese nella formulazione adottata da EFFIS.

Superficie percorsa dal fuoco. Sentinel-2 L2A, composito pre-incendio dal 25 maggio al 26 giugno e post-incendio fino al 21 agosto, mascheratura delle nuvole con Cloud Score+ e della neve con NDSI sul solo composito pre. L’indice RBR viene calcolato per pixel a 20 m e corretto per un offset di fondo stimato su aree non percorse. I pixel sopra la soglia di innesco (RBR 0,33) diventano nuclei; da lì la maschera cresce sui pixel contigui sopra 0,12, per otto iterazioni, con possibilità di uscire dal bosco.

Le due soglie sono state calibrate su falsi positivi noti, non sul risultato atteso: con una soglia di innesco a 0,20 metà dei prati sfalciati veniva classificata come nucleo, e l’area di controllo della Valle Vigezzo — che non ha bruciato — restituiva 206 ettari. Portata la soglia sopra il 95° percentile dei valori RBR misurati sull’agricolo, l’area di controllo torna a zero. Un filtro aggiuntivo basato sul salto nel visibile è stato provato e scartato: nei roghi radenti alpini la cenere chiara e il suolo esposto fanno salire il rosso quanto uno sfalcio, e il filtro toglieva 552 ettari di bruciato vero.

Rilevazioni termiche. NASA FIRMS, prodotto VIIRS a 375 m in tempo quasi reale, dai sensori Suomi-NPP, NOAA-20 e NOAA-21, con i soli livelli di confidenza nominale e alto. La potenza radiativa è sommata per passaggio satellitare e non per giorno: la somma giornaliera dipende da quanti passaggi sono capitati quel giorno, che è una proprietà dell’orbita e non del fuoco.

Risposta aerea. Tracce ADS-B storiche da adsb.lol, filtrate sul tipo ICAO CL2T. Un passaggio di sgancio è riconosciuto come una discesa sotto una quota di riferimento sopra il fronte seguita da risalita immediata. Le rilevazioni più vicine a un altro fronte attivo nelle vicinanze sono state etichettate ed escluse dai conteggi, non scartate in silenzio.

Limiti

  1. La stima della superficie percorsa è per difetto. Dove il composito post-incendio ha un buco di nuvola, il bruciato è omesso e mai sovrastimato. Regge la ripartizione per severità; non regge come cifra definitiva.
  2. Le isole interne non bruciate sono escluse. Il numero non è confrontabile con un perimetro rilevato a terra, che per costruzione le include.
  3. L’omissione principale sono gli incendi radenti sotto copertura chiusa. In faggeta e in castagneto la chioma può restare verde e il segnale ottico è debolissimo: sulle Alpi è la fonte di errore dominante, e agisce sempre nello stesso verso.
  4. Le rilevazioni termiche non sono un perimetro. L’impronta a celle da 375 m sovrastima le aree a fuoco sparso e sottostima i fronti sotto chioma. Un giorno senza rilevazioni non è un giorno senza fuoco: può essere un giorno con nuvole.
  5. Le tracce ADS-B hanno copertura a vista. In valle stretta uno sgancio può non essere registrato, quindi i 163 passaggi sono un minimo. Sono contati i soli Canadair CL-415: elicotteri e altri velivoli non entrano, e la flotta impiegata è stata più grande di quella misurata.
  6. Le soglie RBR sono calibrate su questo evento e su questa stagione. Non si trasferiscono ad altri incendi senza rifare la calibrazione sui rispettivi controlli negativi.
  7. La figura 3 descrive il VCO. I tre punti da cui è costruita non rappresentano il versante del Monte Barone.

Fonti

Studi scientifici

Parks S.A., Dillon G.K., Miller C. (2014), A New Metric for Quantifying Burn Severity: The Relativized Burn Ratio, Remote Sensing 6(3), 1827–1844 — doi.org/10.3390/rs6031827

Wessel P., Smith W.H.F. (1996), A global, self-consistent, hierarchical, high-resolution shoreline database, Journal of Geophysical Research 101(B4), 8741–8743 — doi.org/10.1029/96JB00104

Dati

Banca dati incendi boschivi — Regione Piemonte, via Geoportale Piemonte. Eventi 1997–2025, coordinate in UTM 32N (EPSG:32632). Il 2026 non è ancora presente — geoportale.piemonte.it

Limiti delle unità amministrative a fini statistici — ISTAT, confini al 1° gennaio 2026, EPSG:32632 — istat.it

Carta Forestale — Regione Piemonte, via Geoportale Piemonte, usata come maschera del bosco — geoportale.piemonte.it

Sentinel-2 L2A — Copernicus, via Copernicus Browser e Google Earth Engine. Compositi 25 maggio – 26 giugno e fino al 21 agosto 2026, risoluzione 20 m per l’indice RBR — browser.dataspace.copernicus.eu

VIIRS 375 m, prodotto attivo in tempo quasi reale — NASA FIRMS, sensori Suomi-NPP, NOAA-20, NOAA-21. Dati scaricati fra il 24 giugno e il 22 agosto 2026 — firms.modaps.eosdis.nasa.gov

ERA5 — Copernicus Climate Change Service, via l’API di archivio di Open-Meteo. Serie orarie e giornaliere 1991–2020 e 2026 — open-meteo.com

Tracce ADS-B storiche — adsb.lol, licenza ODbL 1.0. Filtro sul tipo ICAO CL2T — adsb.lol

GSHHG e WDBII — linee di costa, laghi e confini usati come sfondo della figura 1, di pubblico dominio — soest.hawaii.edu/pwessel/gshhg

OpenTopoMap — base cartografica della figura 5, licenza CC BY-SA, su dati OpenStreetMap e SRTM — opentopomap.org

Riferimenti metodologici e istituzionali

Van Wagner C.E. (1987), Development and Structure of the Canadian Forest Fire Weather Index System, Forestry Technical Report 35, Canadian Forestry Service — cfs.nrcan.gc.ca

Classi di pericolo del Fire Weather Index — EFFIS, European Forest Fire Information System, Copernicus Emergency Management Service — forest-fire.emergency.copernicus.eu

Il sistema operativo antincendi boschivi del Piemonte — Regione Piemonte, ruoli della Regione, del Corpo Volontari AIB e del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco — regione.piemonte.it

Malanetto C. (2026), Incendi in Piemonte, bruciati oltre 2.500 ettari. I Vigili del Fuoco: “Mai visto nulla di simile”, La Stampa, 17 agosto 2026. Dati della campagna AIB e del ministero dell’Interno. Articolo riservato agli abbonati, non liberamente accessibile online.

Comunicazione della Regione Piemonte dell’11 luglio 2026 sulla superficie percorsa dal fuoco a Premosello-Chiovenda: 226 ettari, indicati come il 60% della superficie boschiva locale. Ripresa dalla stampa locale, non disponibile come documento autonomo online

Pericoli climatici — Appendice A, Reg. UE 2021/2139

Chi c’è dietro

climaction è il lavoro editoriale di Marco Cigolotti. Gli incarichi professionali sono seguiti da Studio Cigolotti.

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  • Il calore dei data center non è un problema di quantità

    Nei prossimi anni la principale area metropolitana del nord Italia passerà da circa 414 MW IT installati a una potenza attesa nell’ordine del gigawatt. Quel calore — praticamente pari all’elettricità assorbita — finisce oggi quasi tutto in atmosfera.